Lo smart working ci rende più produttivi? Secondo Lenovo sì, ma non mancano aspetti negativi

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Piaccia o meno, lavorare da remoto è stato fondamentale per tenere in piedi l’economia italiana e quelle tante aziende che potevano consentire ai dipendenti di svolgere da casa le proprie mansioni. L’hanno definito smart working, anche se a ben di smart c’era proprio poco: nella maggior parte dei casi, orari e modalità sono stati gli stessi del lavoro da ufficio, e a cambiare è stata solo la sede, che invece dell’open space è diventata il tavolo della cucina, lo studio di casa, il salotto.

Ma i risultati di questo esperimento “forzato” quali sono stati? Lenovo ha provato a dare una risposta con lo studio Technology and the Evolving World of Work, che ha coinvolto oltre 20.000 lavoratori in 10 Paesi, 2.023 dei quali in Italia.

Smart Working: più produttivi, non necessariamente più soddisfatti

Lenovo

Lo smart working non dispiace alle persone che, non avendo scelto liberamente questa modalità, ne hanno apprezzato i benefici, come la possibilità di bilanciare meglio i loro ritmi fra lavoro e vita personale. La stragrande maggioranza degli intervistati (85%) ha dichiarato di fare maggiore affidamento sulla tecnologia (sarebbe da stupirsi del contrario, a dirla tutta) e 2 lavoratori su 3 (63%) si sentono più produttivi quando lavorano da casa. Poco più della metà sostiene che continuerà a lavorare da casa, o a farlo più di quanto lo facesse prima della pandemia.

Addio al traffico, ai mezzi pubblici affollati e ai pranzi nel baretto sotto l’ufficio? Non proprio. Il 79% del campione lamenta il fatto che ha dovuto improvvisarsi “responsabile IT di se stesso“, e 7 su 10 hanno ammesso di aver provveduto da soli alla tecnologia, acquistandola a proprie spese

Circa il 40% degli intervistati aveva a disposizione della tecnologia, ma la ha dovuto migliorare a proprie spese, in toto oppure in parte. La spesa media, per gli italiani, è stata di circa 305 euro, superiore di 62 euro rispetto alla media mondiale, di 238 euro. 

Ma l’aspetto economico non è l’unico problema: Il 71% degli intervistati lamenta l’emergere di nuove problematiche o il peggioramento di alcune condizioni, tra cui mal di testa, dolori alla schiena oppure al collo e difficoltà a dormire. Diminuiscono, inevitabilmente, i contatti personali con i colleghi, e si avverte un’incapacità di separare la vita lavorativa dalla vita domestica e diventa difficile concentrarsi durante le ore di lavoro a causa delle distrazioni che li circondano in casa.

Lenovo

“Questi dati ci offrono spunti molto interessanti sulla complessa relazione che i dipendenti hanno con la tecnologia in un momento in cui la sfera personale e quella professionale stanno diventando sempre più interconnesse con la crescita del numero di persone che lavorano da casa” – ha commentato Dilip Bhatia, Vice President of Global User and Customer Experience di Lenovo – “Gli intervistati fanno sempre più affidamento sulla tecnologia e si sentono più produttivi, ma si preoccupano per la sicurezza dei loro dati e si aspettano che le aziende investano in formazione tecnologica. Stiamo utilizzando questi risultati per migliorare lo sviluppo delle nostre tecnologie smart e offrire ancora più strumenti utili a chi lavora e lavorerà da remoto”.

La soluzione di Lenovo: il Modern IT

Come evidenziato dalla ricerca, uno dei principali problemi per chi lavora in maniera agile è che si è dovuto improvvisare IT manager di se stesso, acquistando sia l’hardware necessario, sia dovendo imparare a gestirlo in assenza di tecnici a supporto. Un problema che affligge non solo i dipendenti, ma che può avere ripercussioni sull’azienda, soprattutto dal punto di vista della sicurezza e la privacy delle informazioni

La soluzione al problema proposta da Lenovo prende il nome di Modern IT e si basa sul concetto di Device as a Service (DaaS): Lenovo mette a disposizione i dispositivi e anche l’assistenza, da remoto. “L’essere IT di se stessi ha cambiato la prospettiva” – ha spiegato a Edge9 Giuliano Pecorella, Global Service Leader di Lenovo – sottolineando che “Il DaaS non è un device in prova, ma una vera e propria consulenza“.

Giuliano Pecorella

Le soluzioni Modern IT sono suddivise in diversi kit, che si adattano dalle aziende di ogni dimensione, dalle PMI alle enterprise, ed eliminano sia il problema del supporto tecnico, sia quello dell’acquisto di nuovo hardware dello smaltimento di quello vecchio: penserà a tutto Lenovo, offrendo ai clienti la garanzia di avere sempre a disposizione dispositivi aggiornati, senza doversi preoccupare della gestione di quelli obsoleti. Un approccio che secondo Pecorella permetterà di contenere anche i costi e consentirà all’IT di focalizzarsi sulla parte strategica, dato che i comuni problemi di tutti saranno delegati a Lenovo, che offre il servizio. 

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